“AMARE IL PROPRIO DEMONE” TRAMITE RESPIRO E MOVIMENTO

Arte di Essere
Arte e Attività di Marc Candoli
Scuola Bio Yoga
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“AMARE IL PROPRIO DEMONE” TRAMITE RESPIRO E MOVIMENTO

Arte di essere di Marc Candoli
Pubblicato da Flavio Penizza in Bioenergetica · 22 Settembre 2023
La considerazione del corpo nella psicoterapia comincia proprio dall'attenzione con cui
Reich osserva le modalità di respirazione dei suoi pazienti, cioè i modi di trattenimento
del respiro.
Il filo conduttore dell’esplorazione proposta si può così riassumere: “inspirare” significa
prendere, far proprio, affermare il proprio diritto; “espirare” significa lasciar andare e
lasciarsi andare.
Fin dall'antichità, nel mondo greco e orientale questa forza è stata definita con vari
nomi: “prana”, “Qi”, “pneuma”, ecc.. Reich l’ha definito “orgone”.
Il respiro è così strettamente connesso con la vita che è stato identificato con lo spirito
vitale, che nell'evoluzione dell’esistenza cosmica è possibile identificare a tre livelli cui
corrispondono le tre dimensioni fondamentali della respirazione: la dimensione
biologica e corporea, quella mentale-cosciente e inconscia, infine quella più ampia che
riguarda il nostro rapporto con l’universo intero e con l’energia vitale-spirituale.
Dunque, noi esseri umani, come ogni forma di vita, siamo in contatto con l’energia vitale
attraverso il respiro: “inspirare” significa letteralmente portare dentro di sé l’energia di
vita; “espirare” significa lasciare che l’energia fluisca da noi ritornando nel flusso
cosmico.
Sullo sfondo dell’identità funzionale fra il corpo e la mente, il respiro e il movimento
sono le due funzioni corporee più importanti, insieme al sentire e all’espressione.
La restrizione del respiro e la limitazione del movimento sono la controparte fisica dei
conflitti psichici.
Le modalità del respiro e del movimento determinano le varie gradazioni con cui
percepiamo il nostro corpo, in quanto un organismo percepisce solo il movimento del
corpo e, tramite esso, le modificazioni dell’ambiente. La profondità del respiro influenza
l’intensità delle sensazioni del corpo, a loro volta connesse alle emozioni. E’
caratteristica una reciproca risonanza tra respiro e vissuti emozionali: come forti
emozioni stimolano il respiro, così l’attivazione di quest’ultimo aiuta l’emergere di
sentimenti repressi.
La dinamica della paura si è instaurata lungo i primi sei anni di vita, secondo la sequenza
della formazione dei blocchi emotivi determinati dalla ferita originaria, che è consistita
nella limitazione, se non negazione, di uno o più diritti naturali del bambino: il diritto di
esistere – con la conseguente struttura schizoide -, il diritto ad aver bisogno – ferita poi
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contenuta con la difesa orale -, il diritto alla separazione – la cui negazione determina il
carattere simbiotico -, il diritto all’autonomia –la cui frustrazione porta poi all’ipertrofia
dell’io dello psicopatico -, il diritto ad imporsi col no – la cui soppressone dà origine al
masochismo -, il diritto ad amare sessualmente – la cui ostruzione sfocia nell’armatura
rigida.
In tutte queste forme di disagio psichico, attraverso la riduzione del respiro tramite
varie forme di contrazione di diaframma, gola e addome, viene mantenuta la
repressione e/o rimozione delle emozioni coinvolte nella ferita originaria.
Ma anche questa respirazione inadeguata - il cui scopo dovrebbe essere quello di
contenere, ridurre o illusoriamente annullare il dolore - produce, invece, ansia, irritabilità
e tensione.
Uno degli assiomi dell’Analisi Bioenergetica è che ciò che noi possiamo sentire è solo il
nostro corpo e quindi, di conseguenza, il grado e la profondità del sentire sta alla base
del processo di consapevolezza di sé.
La limitazione o la perdita della consapevolezza di sé è strettamente connessa alle
tensioni croniche che caratterizzano lo strato muscolare della nostra dimensione psico-
corporea – quello strato che nella rappresentazione che ne dà Lowen a cerchi
concentrici è il secondo, che sta tra il terzo – quello delle emozioni che circonda
direttamente il nucleo del cuore – e il primo – quello dell’Io e le sue difese, il più esterno
e superficiale.
Una tensione muscolare cronica è uno spasmo persistente e inconscio, divenuto
parte della struttura corporea, cioè del “modo di essere”. La sua funzione è quella di
trattenere o contenere un’emozione che non può essere espressa a causa di una
limitazione dovuta alla paura connessa alla ferita originaria.
Dunque, consapevolezza di sé significa consapevolezza del corpo, è sentire il fluire
delle sensazioni associate al respiro. Questo attiva una “padronanza” sia dello stato
fisico del corpo – presenza di aree di fluidità e/o di contrazione – sia della funzione
operativa o cognitiva o simbolica delle stesse aree.
Un esempio: chi non ha la percezione delle proprie gambe avverte un oscuro senso di
insicurezza, perché è assente la convinzione interiore che le gambe lo sosterranno.
Allora l’alternativa è o quella di pesare su qualcuno in un rapporto di più o meno
alienante dipendenza o sviluppare una nevrotica difesa, illusoria da parte dell’Io.
La mancanza di consapevolezza è causa del circolo vizioso illusione/delusione:
l’immagine che una persona ha di sé – forgiata in base alle proiezioni dell’Io - non
coincide con quella che presenta agli altri o che gli altri colgono. Questo scarto la
espone a risposte inaspettate, possibili fonti di delusioni.
Oltre che dal sentire, la consapevolezza di sé dipende dal movimento, strettamente
intrecciato alla sensazione e alla percezione: noi percepiamo ciò che si muove. Il primo
passo allora, è quello di suggerire alla persona certi movimenti che stuzzicano una data
tensione muscolare, così da percepirla come fonte di stress e, dunque, poterla così
identificare.
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A questo si aggiunge un potenziamento della respirazione: un muscolo contratto non si
può muovere finché non è ricaricato di nuova energia che gli arriva sotto forma di
ossigeno e zucchero, i quali riattivano il processo metabolico del muscolo stesso.
Così, quando il respiro si approfondisce i muscoli tesi cominciano a vibrare
spontaneamente, come una molla liberata dalla tensione. Si genera una reciproca
benefica influenza: la vibrazione stessa aiuta a sciogliere la spasticità cronica del
muscolo.
Più, quindi, il respiro si estende nella parte bassa dell’addome, in quanto la sua
espansione e il suo rilassamento permettono l’abbassamento del diaframma, che
separa il torace dall'addome, più l’onda di eccitazione attivata dal respiro coinvolge
tutto il corpo. La persona sana e vibrante respira con tutto il corpo, coinvolge, cioè, sia il
torace che l’addome, respira “fino nel ventre”.
Le vibrazioni, diffondendosi, possono trasformarsi in movimenti espressivi spontanei,
cioè involontari, quando il corpo libera gli impulsi repressi, perché i muscoli tesi possono
scaricarsi solo attraverso movimenti espressivi; solo l’azione, cioè, traduce ed esprime
l’emozione.
In conclusione, l’approfondimento della respirazione produce un surplus di energia che
va ad attivare il cosiddetto “rimosso freudiano”, cioè quel vissuto emozionale connesso
alla ferita originale che abbiamo dovuto tener lontano dalla coscienza per paura delle
ritorsioni. Si riattivano, allora, da quel fondo informazioni preziose per l’evoluzione in
positivo del nostro sistema psico-corporeo.
L’Analisi Bioenergetica, tramite il lavoro sulle tensioni della muscolatura e sull'energia ivi
bloccata, fornisce meccanismi di feedback interiori ed esteriori per attivare la
consapevolezza del corpo: così forza le persone ad uscire dal loro solito modo di porsi
nei confronti del mondo e provoca stati di coscienza alterati, tramite i quali le persone
possono integrare vecchi modi di sentire – le parti bloccate – per portarli nella
consapevolezza del “qui ed ora”.
Mediante le tecniche bioenergetiche aumenta nelle persone la rappresentazione
cinestesica di sé – il sentire/percepire se stesse in modo inusuale –, così che, superando
la barriera della resistenza a raggiungere materiale inconscio o situato a livelli più
profondi, esse sono indotte a modificare la loro visione del mondo.
“Amare il proprio demone” significa, allora, riappropriarsi, riconoscere ed apprezzare le
proprie parti bloccate – l’”ombra”, nella terminologia di Jung – e spezzare quei
paradigmi difensivi che ci hanno garantito la sopravvivenza a scapito della piena vitalità.

Flavio Panizza



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